Lungo la costa bianca dell'isola verde nacque Enur, la madre lo partorì raccolta sotto un ginepro mentre stringeva fra le mani le bacche nere di ilatro, raccolte per profumarsi le mani durante il suo ritorno al villaggio.
Enur non nacque sotto lo spirito del Narak, il luogo sacro sotto cui le donne dei villaggi venivano protette durante il loro travaglio, ma nacque bagnato dalla salsedine del mare di Gall.
I capelli neri di ilatro di Enur, profumarono per tutta la vita di ginepro e tutti gli abitanti della provincia di Gall credettero che il bambino Enur fosse nato dalla terra sabbiosa ,spinto verso la luce dalle radici dell'albero; Enur non era di questo mondo.
Il bambino albero crebbe in salute con il latte fresco delle capre e i frutti salati del mare, visse felice saltando tra le pietre di granito e le capanne del suo villaggio ma sapeva di non appartenere a quelle terre.
Durante l'equinozio dell'inizio dell'anno , il colore dei capelli di Enur cambiava e durante il solstizio i suoi capelli cadevano uno ad uno per poi ricrescere lentamente nell'equinozio successivo, quando ogni essere ritornava alla luce e ogni valle fioriva.
Non c'era pianta che non crescesse se Enur gli si sedeva accanto o albero che non producesse frutti se Enur vi correva attorno.
Tutto il popolo della provincia sentì presto parlare del prodigioso bambino e ogni villaggio ospitò Enur nel proprio Narak, tutte le sacerdotesse giacettero con lui e ad ogni equinozio bruciarono i suoi capelli per cospargere con quelle ceneri i campi da coltivare.
Per lunghi anni Gall visse rigogliosa sempre verde e sempre ricca, i campi furono sempre fertili, la selvaggina si triplicò e il grano crebbe alto, l'uva per anni fu tra le più dolci e pesanti dell'isola e i boschi crebbero così tanto che si temette che il mare venisse risucchiato.
Enur divenne presto un uomo e un ottimo guerriero e le sue furono le battaglie più vittoriose per il popolo di Gall, viaggiò per mare, per altre isole e altre coste e non sofferse mai l'ira del vento e l'acida salsedine così come il tronco del ginepro sempre curvo non si spezza mai.
Gli anni per l'isola verde e la provincia di Gall passarono e quel mondo cambiò in fretta, arrivarono strani Dei nuovi che si mischiarono amandosi tra loro all'interno del Narak e presero nuove forme e nuovi nomi e il popolo da cui Enur era nato lentamente cambiò. I suoi amici, diventati vecchi, vennero divorati dal dio del sole e mentre la sua gente moriva e rinasceva, Enur non invecchiava mai
I suoi capelli continuarono ad apparire e scomparire come le stagioni e gli alberi continuarono a rifiorire al suo passaggio, ma più gli anni passavano più Enur rimaneva solo perché i discendenti della sua gente non lo amavano più.
Enur non sapeva quanti equinozi fossero trascorsi dalla sua nascita ma sapeva che la sua terra era stata conquistata e che i guerrieri di Gall avevano abbandonato i loro scudi rotondi e avevano smesso di invocare la luna e di dormire nel Narak.
Nessuno osava più avvicinarsi al demone, al figlio del demonio, all'uomo albero, tutti avevano scordato gli anni più verdi e abbondanti dell'isola e preferivano il loro unico dio e la fame al demonio e ai campi fertili. Una notte i capi dei villaggi di Gall si riunirono per decidere la sorte del demonio immortale, si recarono insieme nella capanna di Enur, i dieci guerrieri implorarono Javè di aiutarli e con lance e spade trafissero Enur, gli tagliarono i piedi, le gambe, le braccia e le mani.
I dieci capi convocarono tutte le tribù nella piana di Sikkaru e li il demonio Enur venne bruciato, in un fuoco che durò 4 notti e 5 giorni. Tutti i villaggi di Gall festeggiarono ballando e bevendo e quando il fuoco si spense presero le ceneri e le seppellirono con la stessa terra sabbiosa sulla quale era nato Enur.
Passarono sette lune, e durante una mattina fresca di maggio, dalle ceneri di Enur nacque un ginepro che orientato verso il mare e piegato sulla terra, vive ancora. Qualcuno dice che gli alberi che gli crescono intorno siano i più resistenti, e che durante il solstizio di primavera le sue foglie si trasformino in lunghi capelli neri dall'intenso profumo di ginepro e che un giorno ogni ginepro tornerà ad essere un guerriero Narak.
Ci sarebbe tanto da scrivere e tanto da commentare, ma ti dirò subito che questa fiaba è affascinante e l'etichetta mi intriga parecchio. Narak, Gall, il popolo del Sole..quanto c'è di mitico e quanto c'è di reale? Ma la realtà e la fabula sono due volit della stessa medaglia o sono addirittura sovrapponibili? Mi è piaciuta.
RispondiElimina