Ventiquattro scalini, ventiquattro scalini di granito grigio.
Uno, due, tre....
Ventiquattro sono gli anni, venti e quattro sono gli anni dei piedi freddi che calpesteranno quei venti e quattro scalini...
Ho appoggiato un bicchierino alla sinistra di ogni scalino, l'ho fatto perché ad ogni scalino va dedicato un brindisi, e quindi ad ogni passo io dedicherò un sorso di vino.
Chissà se arriverò in cima, eppure sono arrivata sin qui, non sono ancora sicura di esserci arrivata in salita a questo giorno e non so se adesso rotolerò giù.
Come sarebbe bello rotolare, ma come sarebbe brutta la discesa. Così frettoloso quel rotolare, mi creerebbe un peso di ossa doloranti e di lividi catramosi per i colpi delle sull'asfalto. No! Preferisco le salite alle discese. Sono davanti a questi venti e quattro scalini e mi chiedo se sia meglio salire o scendere, se sia meglio scalare o rotolare e mi chiedo ”24 perché non 25? perché non 26 o 27? perché proprio 24? e perché gli ho contati proprio oggi quegli scalini?"
Non ci posso credere che anche oggi non ci saranno risposte alle mie domande, non c'è futuro nelle nostre orecchie ma solo passato, ho ascoltato decine di volte vecchie canzoni e ho guardato decine di volte vecchi film e ho guardato vecchie foto e rivisto vecchi amici e ho bevuto grappe invecchiate e ho amato i miei vecchi nonni e ho pianto. Mai una volta che c'entri questo maledetto futuro!! Eppure quante cose facciamo per lui. Ho scoperto che odiamo noi stessi, non ci piace mai questo momento e nemmeno quello di pochi minuti fa e nemmeno quello di ieri. A noi piace inventarcela la vita, ecco cos'è il libero arbitrio, è la libertà di poter ricordare quello che vogliamo, così potremo morire con tante belle fotografie finte e ritoccate con colori diversi. Quando sentiremo un odore, una canzone, vedremo un volto, sentiremo una risata e assaggeremo un vino per noi saranno uguali a quelli dei nostri ricordi, ma non è vero. Saranno solo più belli di quelli veri. Anche disprezzandolo, è il presente che ci consentirà quel bel ricordo di un falso ricordo.
“Quando... sei qui con me... questa stanza non ha più pareti.... ma alberi,...... alberi infiniti, e.... se tu.... sei vicino a me,....... questo soffitto viola..... non esiste più...... e vedo il cielo sopra noi”.............. Non c'è mai stato il cielo viola e gli alberi e l'infinito e chi ha scritto queste parole non le ha vissute, le ha solo ricordate come voleva.
Abbiamo realizzato decine di desideri, perché la vita di ieri è più bella di quella di oggi
Primo scalino, bevo, Ah! Bicchierino su, bicchierino giù! Non so quale sia il primo ricordo, non credo che esista, però ho deciso che il mio primo ricordo si chiamerà Cornetto Algida.
Avevo i capelli biondissimi ed ero piccola, così piccola che la lunghezza delle mie gambe era pari alla larghezza del sedile del divano, e avevo delle minuscole scarpette nere da bambola e forse un cerchietto nei capelli. Ricordo solo una mano bellissima, ruvida e grande, forse più grande del mio viso . Ricordo una televisione enorme con i lati in finto legno e una pubblicità del cornetto algida alla panna. Probabilmente, un attimo prima dello spot, eravamo tutti seduti a guardare un super varietà tutto colorato, con le prime soubrette, Corrado o Renzo Arbore. Quando la pubblicità stava per finire, quella bellissima mano ruvida tirava fuori dalla televisione il cornetto alla panna. Che bel gesto, che magico regalo, non riesco a ricordare se fossi veramente convinta che quel gelato uscisse dal televisore, ma a me bastava il regalo, a me bastava mio nonno. Primo ricordo: un vecchio televisore, un gelato e un bellissimo uomo dalle mani ruvide.
Salgo di poco, altro bicchierino e di nuovo su e giù e cado in una nuvola di borotalco, in una stanza piena di armadi e di scarpe e di valige. Mi ricordo inginocchiata alla fine di un letto dal quale spuntavano due enormi piedi bianchi impolverati da chili di borotalco. Costringevo mia nonna a lunghe sedute di massaggi ai piedi, mentre parlavo da sola e borbottavo chissà quale formula magica per lisciare la pelle ed eliminare quella brutta e inventata malattia. Crema, borotalco, spugne, spazzole, credo di aver avuto la migliore delle bambole da pettinare e coccolare, e forse qualche volta da morsicare, ma per questo mia nonna mi ha già perdonato.
Arrivo a tre, che bel numero il tre..... 3 ricordi, chissà quanti anni hanno diviso quei ricordi, devo scegliere accuratamente il mio terzo momento fondamentale, ma prima bevo perché due sorsi di vino non sono niente. Il fruttolo, il the chiaro al limone con i biscotti e i cioccolatini nascosti nella credenza. Foto antichissime, persone sconosciute in cornici di plastica e argento e una vecchia signora che non ho mai capito. Avevamo 72 anni di differenza, non potevamo parlare e nemmeno ascoltarci ma in un modo o nell'altro ti meriti il numero 3 perché sarai sempre la donna del 1916 che di me non sapeva nulla e nemmeno avrebbe potuto immaginare la mia nascita, e chissà se un giorno ci assomiglieremo e io riuscirò a catalogare tutti i tuoi-miei ricordi.
4, 5, 6, 7, 8, 9. 10.......
Ho già bevuto dieci bicchieri di vino, e ho parlato da sola su ogni gradino e adesso ho paura di cadere per la rampa.
10, decimo bicchiere, yuhuuuuuuu!!!! Non sono ubriaca, sto bene. 10 è un anno cruciale e questo gradino si meriterebbe due bicchieri, infatti lo ruberò all'undici, tanto lui non se ne fa nulla.
Dieci lunghi anni e nessun saluto. Ho rifiutato di salutare mio padre all'aeroporto, non l'ho salutato nemmeno prima che lui andasse all'aeroporto e otto anni dopo in un paese completamente diverso l'ho dovuto salutare non per partire ma per arrivare. Decimo ricordo è il saluto perso, è il padre che non avrai mai; è che anche volendo averne un ricordo, è che anche con il libero arbitrio, è difficile immaginare qualcosa che non c'è, che non c'è mai stato. Sappiamo tutti come sono le madri ma i padri proprio non li conosce nessuno, tutti parlano delle madri e quindi io non mi preoccupo, perché questo sorso l'ho dedico al telefono, felice amico, collante di famiglie disperse.
11,12,13,14,15,....
13.i baci, 15 gli amici, 17. fare l'amore 19. diventare grandi
20.Ancora ciao, di dieci in dieci si va, e quante cose avrei potuto dire, e quanti natali e quante migliaia di centinaia di parole per ogni pezzo di granito, e quanti centimetri di anima, quanti millimetri di nostalgie. Ancora un ciao anzi un addio per sempre, forse un amico, forse un padre ma probabilmente nessuno. Rimarrà solo un lungo ricordo, di cui non sapranno nulla i miei figli e nemmeno le persone che mi conosceranno, e chi può saperlo, forse non ci sarà neanche bisogno di tacere il passato se nessuno arriverà ad ascoltare. Il venti abbraccia il dieci, la morte arriva con tante forme, spesso moriamo in un'altra vita ma non nella nostra, e nella vita della persona in cui siamo morti non potremo mai più essere ricordati. Nessuno può portare fiori ai ricordi.
E così arrivano gli altri numeri, ma proprio alla fine del ventunesimo bicchiere cado... e cado.. e cado.. e cado... e rotolo sulla panna e mi gira la testa, sbatto il naso sul granito, perdo sangue dalla fronte, mi bagno di thé chiaro al limone, cado, giù.. sono al diciassettesimo gradino... mi gira la testa e i bicchieri di vetro si frantumano sulle mie spalle e rotolo e vedo ancora le scale e sento il profumo del fruttolo e continuo a scendere e i miei capelli sono bianchi di borotalco e anche le mie mani sono bianche e non riesco ad afferrare niente per fermarmi ma rotolare è bello sembra di volare e sento il vino tintinnare sulla strada e alla fine... alla fine... alle fine atterro sul divano.
È così grande il mondo e sono così piccoli i miei piedi e le mie scarpe e sono così grandi le pareti …. e adesso mio nonno mi regalerà un gelato, è la televisione che glielo regala......anzi, nonno lo prende proprio dalla pubblicità.
Nessun commento:
Posta un commento