sabato 16 ottobre 2010

Dalla Repubblica con amore.

Cara S,

Eleonora è nata a Dicembre, il nostro popolo legò sempre questo mese alla nascita del figlio di dio, ai pacchi regalo e alla luce fioca degli alberi finti. Per me Dicembre è tutto un altro affare.

Dovrò raccontare centinaia di storie e di leggende, dovrò raccontare le fiabe dell'isola verde che finalmente libera dagli arpioni della storia, naviga felice nella libertà. Ho modificato l'albero di natale e gli ho costruito delle radici di cartapesta che si allungano sul tappeto del salotto. Ogni volta che le osservo vedo mia figlia e vedo me stessa e quelle radici sono la nostra cultura, non più nascoste nell'umida, buia, letargica pausa che la storia ci ha imposto. Ora sono e siamo sfacciate, sicure, forti di aver strangolato con le fibre della nostra carne verde le ombre pantagrueliche dell'oppressione. Mia figlia è nata in una Repubblica Indipendente, è cittadina di se stessa perché questa terra le appartiene come le dita della sua mano. Quando andrà a scuola non saranno più i D'annunzio, i Dante, i Petrarca a suggerirle la sua cultura come lo fu Shakespeare per gli indiani o Molier per haitiani. Andrà a scuola e studierà Satta, Atzeni, Deledda e studierà i promessi sposi come si studia Rabelais, Defoe, e Goethe.

Ci siamo “re-impadroniti” degli spiriti dei luoghi e delle consonanti della nostra lingua che per anni non abbiamo saputo ne scrivere ne riconoscere, abbiamo studiato la storia e la fonetica coperte di bronzo ossidate dai venti contrari dei secoli.

Adesso il vento è cambiato, ci fornisce insieme al sole l'energia di cui abbiamo bisogno, ci trasporta navi colme di onesti e rispettosi curiosi del nostro nuovo mondo. Non sbarcano più con i vestiti coloniali e le valigette di Mary Poppins piene di fantasiose promesse con un doppio fondo infinito e infido pronto a risucchiare le nostre risorse. Eleonora ha i migliori servizi pubblici, ha università dietro l'angolo, ospedali all'avanguardia, ha amici che hanno due padri o due madri con i quali visita meravigliose mostre arrivate da ogni angolo della terra.

Un venditore ambulante suonò alla mia porta, e da un sacco estrasse decine di statuine di re ognuno con una nome straniero diverso. Mi chiese se il mio re si chiamasse Vittorio, Alfonso, Ferdinando, Carlo, Giacomo o Augusto. Mia figlia voleva comprarne un paio da mettere nel presepe

ed esplodendo in una fragorosa risata pensai a tutti quei venditori ambulanti che mostrarono ai principi le nostre terre e i nostri destini barattandoli per stravaganti promesse di benessere. Non siamo più noi ad essere trasportati in sacchi di povertà da un regno all'altro, ora passeggiamo in splendide vie ricche di lavoratori, di professori, di attori e le industrie nascono nelle nostre regioni, e le le ricerche e le scoperte si avverano nelle nostre città e gli archeologi ci restituiscono i nostri tesori. Questo non è il regno né dei cieli né dei re stranieri questo è il regno degli alberi e degli uomini e della loro terra. Dicembre è un mese particolare, bisogna accendere il fuoco, e comprare una torta, dobbiamo spegnere le candeline e accendere le luci della storia. A dicembre è nata mia figlia ed è nata in una repubblica libera.


Dalla Repubblica di Sardegna,


Con Amore,


Kaitlyn.

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